Il cavallo come cura

Utilizzare gli animali come terapia, significa inserirli nel contesto come educatori mediativi pre-simbolici e rappresentano a tutti gli effetti il terzo elemento di una relazione d’aiuto tripartita costituita da paziente, terapeuta e animale, che funge per l’appunto da mediatore favorendo lo sviluppo psicologico, fisico e sociale di ragazzi disabili. Inserendoli in un ambiente privo di stress, si facilita il dialogo, gettando delle nuove basi su cui poter impostare un lavoro incentrato sulle emozioni e sul rilassamento.

Il cavallo è ritenuto un ‘acceleratore di relazioni umane’, e questo grazie alla loro capacità innata e del tutto spontanea di relazionarsi con l’uomo attraverso l’uso di simboli impostando una comunicazione analogica con il paziente, li dove la scienza ha da tempo dimostrato che nei soggetti con difficoltà cognitive, si è soliti favorire la comunicazione analogica rispetto a quella numerica.

A prescindere dallo stadio in cui si trova il soggetto nel corso della sua patologia, molto del lavoro è incentrato sul concetto di empatia, che nelle migliori delle ipotesi può raggiungere alti gradi di rapporto tra i due, quali l’accudimento e che in condizioni normali facilita le relazioni sociali utilizzando una serie di giochi ed aumentando il numero di esperienze positive portando ad un’apertura verso il prossimo.

Tra gli obiettivi primari proposti tramite un accostamento graduale al cavallo, rispettando i tempi di entrambi, possiamo sottolineare:

  • Stimolare il linguaggio verbale, anche per mezzo del tono di voce che aiuta a conoscere meglio la propria immagine dinamica
  • Stabilire un contatto benefico con la natura, mostrandone anche i limiti attraverso la diversità di specie tra quella animale e umana
  • Incoraggiare il movimento fisico, sempre tenendo conto delle relative possibilità
  • Individuare i segnali non-verbali ma pur sempre comunicativi
  • Sviluppare la fiducia in se stessi
  • Mostrare nuovi modi sentire e di essere
  • Offrire un senso di protezione insito nel legame di causa-effetto tra la dipendenza e la cura
  • Fungere da valvola di sfogo emotivo.

L’area cognitiva sarà quella maggiormente colpita, lavorando molto sulla memorizzazione, attraverso il ricordo del nome degli animali e le regole di alcuni esercizi che torneranno ciclicamente per sviluppare sia la memoria a breve termine che quella a lungo termine. Anche le capacità attentive saranno particolarmente vigili, poiché gli esercizi che verranno svolti richiederanno una certa dose di attenzione mirata all’osservazione dello specialista e del suo lavorare assieme al cavallo, constatandone la reazione naturale di quest’ultimo ad imput dati. E la semplice pronuncia di comandi associata ai gesti, è di per sé uno stimolo non indifferente alla proprie capacità linguistiche, anche li dove si scelga per questioni funzionali di basarsi su comandi elementari. Senza contare che la vicinanza ad un essere cosi morfologicamente differente da noi comporta automaticamente anche un’inibizione della discriminazione. Si cercherà quindi di spiegare come il diverso (in ciascuna forma lo si voglia far apparire) non deve far paura, intervenendo contemporaneamente anche su una discriminazione spaziale che a volte diventa un vero e proprio limite per questi ragazzi, che non si sanno muovere in ambienti molto grandi. Osservando il cavallo correre coprendo grandi distanza, si consolida a propria volta un padroneggiamento della dimensione spazio-temporale.

Come verranno strutturati gli incontri tra ragazzo e cavallo:

  • Prevedono una durata massima di 45 minuti, livello maggiore statisticamente provato per una curva di attenzione efficace, sia per il cavallo a lavoro che per il soggetto.
  • La divisione di due fasi, dove nella prima ci si concentra nella cura del cavallo, accarezzandolo, pulendolo, offrendogli cose da mangiare quali mele o carote, ascoltando il battito del cuore instaurando cosi un principio di fiducia che deve essere sempre alla base di ciascun approccio. Mentre nella seconda si osservera’ il cavallo a lavoro, guardandolo girare in cerchio, galoppare o camminare eseguendo i comandi di chi gli sta sopra.
  • Distinguere il momento del gioco da quello di lavoro, dove l’animale è concentrato e potrebbe non avere le stesse reazioni di momenti di rilassamento, quali ad esempio l’assenza di una sella o di un morso attaccato alle redini. Saper spiegare quindi che determinati movimenti vanno bene in un caso ma non nell’altro per garantire una sicurezza a tutti i presenti.
  • Fare esercizi con palle, o correre assieme al cavallo, fargli passare la corda da una parte all’altra del collo, accarezzarlo lungo la pancia, sottoforma di gioco che è sempre utile ai fini comprensivi, poiché permette di mantenere l’attenzione molto alta mentre si spiegano concetti basi che serviranno all’instaurazione del loro rapporto

Instaurare un legame affettivo, dimostrando che anche il cavallo ha delle emozioni legate alle persone che a lui si avvicinano, e dimostrare come voler bene ad un animale comporti a livello emotivo una fonte inesauribile di guadagno, impostando un rapporto amichevole facendolo diventare un vero e proprio punto di riferimento.


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